Il Giglio: tutto il bello di un agriturismo, con lo stile di un ristorante

Prodotti a km O e attenzione ai particolari, per un menù che attraversando i sapori dell’Oristanese segue il leitmotiv dell’olio extra vergine biologico

La prima cosa che colpisce, arrivando a Massama , è il rudere della seicentesca chiesa di San Nicola Vecchio, chiamata anche Oratorio delle Anime. Questa frazione di Oristano, con meno di 600 abitanti, è famosa più che altro per il carcere di massima sicurezza, dal quale nessuno è mai riuscito ad evadere. Il tetro edificio contrasta con la bellezza della natura circostante, e in particolare con quella dell’ Agriturismo “Il Giglio” , che sorge a pochi metri dalla casa circondariale. Qui, infatti, tutto dà un senso di libertà. Arriviamo al Giglio in tarda serata, dove conosciamo la proprietaria, Antonella Orrù, e possiamo iniziare ad ammirare questa antica casa padronale dell’800 in pietra basaltica e arenaria, con travi in legno a vista, immersa nella campagna della valle del Tirso.
Dato che l’agriturismo è chiuso per cena, Antonella ci consiglia di puntare su Oristano, verso il ristorante Cocco & Dessì . Con i suoi quasi cent’anni di attività (è nato nel 1925), Cocco & Dessì non ci delude: due filetti che si sciolgono in bocca – uno di manzo, con la granella di nocciole, e uno di cavallo, con aglio e prezzemolo – e un contorno di verdure grigliate. Ottima anche la seada con il miele e il semifreddo con croccante al caffè, Cointreau e crema di cioccolato. Il tutto innaffiato da un massiccio Monti Prama (uve Nieddera) della Cantina di Oristano. Dopo una passeggiata senza meta per le vie del centro storico, ci fermiamo nel caratteristico localino Sa Corbula, dove per digerire scegliamo una grappa barricata di Santulussurgiu e un liquore alla mandorla di Sorradile.
Passiamo la notte in una delle 12 confortevoli stanze del Giglio, e la mattina dopo ci svegliamo sotto un diluvio. L’ideale per rilassarsi nell’ampia sala da pranzo, dove ci facciamo coccolare con una colazione a base di cappuccino, fragole, yogurt, succo di frutta, muffin al cioccolato, ciambelline appena sfornate, marmellata di arance e moddizzosu fatto in casa, ancora caldo.
La famiglia Orrù, intanto, è già all’opera: Anna è in cucina, nel suo regno, e sta preparando il pranzo domenicale: ci lascia curiosare tra i fornelli mentre anticipa il menù del giorno. Francesco ci racconta come ha iniziato ad occuparsi delle paste fresche e della pasticceria: “Ho ereditato questa passione da mia madre Marisa: oggi, da autodidatta, ho imparato a preparare ravioli, panadas, seadas, crostate e tanti altri dolci”. Con Antonella, nella suggestiva sala del camino, scopriamo la storia dell’attività, che parte da molto lontano, cinque generazioni fa: l’azienda agricola e zootecnica nasce addirittura nel 1857. Il nome “Il Giglio”, nonostante l’ambientazione bucolica, non si riferisce al fiore simbolo della purezza, ma al nome del padre di Antonella, che qui creò un allevamento di mucche da latte, per poi innamorarsi delle Charolaise , una razza di bovini francesi dalla carne molto pregiata.
Dopo la ristrutturazione del casolare, che riporta alla luce le antiche pareti in pietra, nel 1997 nasce l’agriturismo, che con il passare degli anni diventa anche hotel, nel 2006 fattoria didattica (con asini, cavalli e maiali) e nel 2010 azienda bio. “Abbiamo fatto la scelta del biologico, e più in generale di abolire la chimica, i pesticidi e tutto ciò che è dannoso per la salute. Tutto ciò che arriva in tavola non è solo a chilometro zero, ma a chilometro Giglio”, spiega Antonella. Quasi tutti i prodotti provengono infatti dal terreno che circonda l’agriturismo: 25 ettari certificati bio, più altri 180 di azienda agrozootecnica: qui si coltivano grano, mais, orzo, fagioli, ceci, verdura e frutta (melagrane, angurie, meloni). Un altro terreno adiacente è adibito alla coltivazione di foraggio ed erba medica.
Tutto, dal pane ai ravioli, dai salumi ai sughi e ai brasati, fino al miele, nasce qui. L’ultima iniziativa, la produzione di olio, è quella che sta riscuotendo maggior successo: intrapresa da soli tre anni, ha già portato alla vittoria di numerosi premi a livello nazionale e internazionale. L’olio extra vergine biologico TresLizos nasce da una cultivar auctoctona della Sardegna e in particolare del Campidano di Oristano, la Semidana. E in futuro la famiglia Orrù pensa già di puntare su un altro prodotto tipico del territorio: la vernaccia.
I piatti da non perdere al Giglio? “La fregula con i carciofi e il ghisau, uno stufato di vitella Charolais che specialmente in inverno cuciniamo anche con le castagne”, consiglia Antonella.
È l’ora del pranzo, e iniziano ad arrivare i primi ospiti, richiamati dalla rassegna gastronomica “Le Isole del Gusto” , che coinvolge numerosi agriturismo e ristoranti della Sardegna. In tavola vengono serviti i salumi del Giglio, la provoletta, il pecorino, le composte dell’orto e la panada fritta, e già dagli antipasti – serviti su taglieri ornati da papaveri, margherite e rami di rosmarino – si intuisce che pur trovandosi in un agriturismo, l’attenzione ai particolari è quella di un ristorante.
Delizioso l’uovo morbido con crumble di casizolu su fondente di piselli, esaltato dal sapore deciso dell’olio EVO Semidana Bio TresLizos. L’olio sarà il leitmotiv del pranzo: i ravioli di agnello (o quelli di ricotta al limone, o ancora di asparagi) sono arricchiti da un goccio di olio Bio Ispiritu Sardu nera di Villacidro; il prosciutto di maialino cotto a bassa temperatura su crema di cardo selvatico si accompagna invece a un profumato Bosana Bio DOP Sardegna. Con il dolce si torna nell’ambito della tradizione: una seada col miele e un raviolo dolce ripieno di pappai biancu (o
biancomangiare) con delle piccole meringhe, guarniti con un bocciolo di rosa.
I vini sono tutti della Cantina della Vernaccia di Oristano : Antonella – che è anche sommelier – abbina agli antipasti un calice di Seu Brut Nieddera Rosé – Valle del Tirso IGT, per proseguire con un Maimone, Cannonau di Sardegna DOC. Con il dolce, invece, sceglie una vernaccia Remada – Valle del Tirso IGT.
Un ultimo sguardo a quest’oasi di relax circondata da fiori e agrumeti, dove mangiare come in ristorante e sentirsi come a casa, e si riparte. Ha smesso di piovere, e non possiamo fare a meno di effettuare una deviazione per vedere la magnifica spiaggia di Maimoni, con la sua sabbia bianca a grana grossa e i sassolini di quarzo rosa, come quella della sua vicina più famosa, Is Arutas.

Ricette di Sardegna

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