• Home
  • News
  • L’inverno è sparito: le api non dormono più!

L’inverno è sparito: le api non dormono più!

A causa di siccità e temperature miti il ciclo riproduttivo non si è interrotto: ora vagano nei prati alla ricerca di cibo. L’uomo non può fare a meno di loro.

Cosa significa

Che cosa vuol dire questo? Che l’interruzione del ciclo riproduttivo — che ha inizio in autunno e si protrae per tutto l’inverno — non è avvenuto. Le api infatti, a differenza di altri imenotteri, come vespe e calabroni, le cui colonie muoiono ogni autunno e ogni primavera rinascono, grazie a una regina precedentemente fecondata, sono in grado di vivere molte stagioni e, per fare questo, hanno messo a punto, nel corso dell’evoluzione, un sistema di sopravvivenza piuttosto complesso. All’inizio dell’autunno infatti, la maggior parte delle api muore — il ciclo vita di un’ape è mediamente di venti giorni — mentre quelle che nascono a fine estate hanno il privilegio di vivere molto più a lungo. Per quale ragione questo privilegio? La regina — il bene più prezioso dello sciame — è molto longeva, può vivere cinque o sei anni, ma si accoppia una sola volta, dunque deve essere in grado di mantenere attivo al suo interno il patrimonio di ovuli e spermatozoi — sarà poi questo materiale genetico a permetterle di rendere produttiva la stagione seguente — e per poterlo fare, ha bisogno di avere intorno a sé una temperatura costante di 37°. Il compito delle api autunnali, quindi, è proprio quello di raccogliersi intorno alla regina, formando una piccola palla — il glomere — e di tenerla calda, contraendo ritmicamente il loro addome. Durante questi mesi, infatti, viene sospesa la deposizione delle uova. Quest’inverno, la collaudata successione di eventi non si è messa in funzione per il semplice fatto che non c’è stato l’inverno, e dunque la regina ha continuato a deporre uova e a far nascere nuovi api. Con il risultato che a febbraio, le arnie hanno la stessa popolazione che avrebbero dovuto avere nella piena primavera.

Il crollo del miele

Negli ultimi anni, la produzione nazionale di miele è crollata in maniera drastica e purtroppo questo inverno di api stakanoviste non fa immaginare un mutamento di orizzonte. Nella follia metereologica in cui siamo sprofondati, maggio — il mese principe per l’apicultura — è spesso funestato da incessanti piogge che, oltre che a impedire alle api di uscire, dilavano il poco nettare presente nelle piante. Piogge che arrivano violente ed eccessive dopo mesi e mesi di siccità: troppo tardi per nutrire le piante e troppo violente per trasformarsi in un beneficio. Oltre al caldo anomalo, difatti, l’altro gravissimo problema è quello della siccità. Senza acqua, le piante non producono nettare; senza acqua, le api non possono refrigerare le arnie durante le torride giornate estive. Pur essendo consapevoli che la Terra, in tutto il suo lungo cammino, ha cambiato in continuazione clima e che le estinzioni, anche di massa, fanno parte della nostra storia evolutiva, non possiamo non provare una forte inquietudine nel constatare come, in un tempo geologicamente così breve il mondo naturale sia stato sconvolto da mutamenti così rapidi.

Ricette di Sardegna

Aggiungi Un Commento