SVOLTA STORICA PER GLI ALLEVAMENTI SARDI
L’agnello sardo che nascerà da un incrocio con una razza francese potrebbe rivoluzionare la produzione e portare nuova ricchezza nell’isola.
La Sardegna prova a prendersi un altra fetta del mercato agroalimentare: quello della carne di agnellone. Un prodotto molto richiesto non solo per la preparazione di alcune ricette della tradizione mediterranea, ma anche ottimo per produrre salumi, insaccati, omogenizzati o anche semplicemente per essere venduto a fettine.
Per farlo però serve una razza adatta, diversa da quella autoctona della Sardegna. Il progetto sperimentale c’è ed arriva da una partnership tra Distretto rurale della Barbagia, Consorzio Agnello di Sardegna Igp (Contas) e Agris. La sperimentazione è stata condotta a Bonassai, attraverso un incrocio tra una madre di razza Sarda e arieti provenienti da Ile de France, animali dalla stazza enorme, ma anche con incroci sempre tra madre sarda e arieti del Sudafrica, i Dorper contraddistinti dalla testa nera, con una buona capacità di adattamento al caldo e ottimi pascolatori.
Esperimento riuscito – ha raccontato Maria Sitzia responsabile scientifica del progetto per Agris – gli agnelli crescono in fretta ed hanno un ottima carne.
Nel dettaglio
La responsabile per Agris, Maria Sitzia, ha spiegato che per provare ad innestare le due razze senza creare problemi negli allevamenti sono state preparate due monte e in due epoche di parto diverse: una stagione riproduttiva a maggio con nascite a fine settembre ed una in primavera con parti estivi.
Due le produzioni previste, una con agnelli di tipo leggero da immettere sul mercato a 50 giorni dalla nascita con un peso di circa 8 chili ed una a 95 giorni con un peso che si avvicina ai 14 chili.
Le attese del mercato
“Attraverso questa sperimentazione – dice Alessandro Mazzette, direttore di Contas – puntiamo a una diversificazione del prodotto sardo. La richiesta del mercato c’è e vale 40 milioni di euro che potrebbero finire nelle tasche dei sardi. Bisogna tener conto – spiega Mazzette che per il momento la domanda internazionale è stata soddisfatta con agnelli provenienti dall’Australia, dalla Nuova Zelanda e dalla Gran Bretagna, ma le difficoltà dovute alla crisi dei trasporti, seguita all’evento pandemico potrebbe darci una mano alla conquista di questi mercati, quello Arabo ad esempio, tra i musulmani la carne di agnellone è apprezzatissima”.
Dunque il momento è più che mai propizio per trasformare quella che oggi è solo una sperimentazione, in una produzione di più larga scala. Gli allevatori sardi avrebbero dunque meno dipendenza dalle fluttuazioni della domanda.
E’ successo altre volte nella storia sarda, ad esempio quando è arrivato il grano americano che ha sostituito quello capelli e ha permesso di aumentare il livello produttivo dei nostri granai o ancor prima con l’innesto della vite, sempre americana, quando la nostra fu decimata dalla mosca aviaria. Questa volta però non si tratta di sostituire una produzione con un’altra mi di affiancare le due razze per soddisfare palati diversi.


“Vite, Mosca aviaria” 🤔❓❓ volevate dire fillossera spero…