“La vita va così” e la fine del giornalismo serio
Articolo della Redazione
Un’inchiesta sugli errori di Repubblica e sulla rappresentazione distorta dei luoghi del film di Riccardo Milani
C’è un solo elemento corretto nell’articolo pubblicato da la Repubblica sul film La vita va così: il titolo del film e il nome del regista, Riccardo Milani. Tutto il resto – luoghi, itinerari, ambientazioni, persino il senso geografico e culturale della Sardegna raccontata – risulta impreciso, forzato o completamente errato.
Un problema non secondario, soprattutto quando si parla di un’isola che da anni combatte contro una narrazione semplificata, turistica e intercambiabile.
L’apertura: un titolo corretto che introduce a un racconto sbagliato
Il titolo è accattivante, corretto nella forma e legittimo nell’intento. Ma già dal sottotitolo emerge il primo problema: la Sardegna viene trattata come un insieme indistinto di luoghi “che incantano”, senza alcun riferimento reale al film.
Il cinema diventa un pretesto per parlare d’altro. Non dei luoghi veri della pellicola, ma di quelli che funzionano meglio nell’immaginario di Repubblica.
“Presentazione del film”: dati corretti, contesto fuorviante

Qui troviamo uno dei pochi passaggi formalmente corretti:
– Riccardo Milani è il regista
– il film viene descritto come intimo e legato alla dimensione umana
Ma subito dopo, il racconto scivola in una Sardegna generica, evocata come “personaggio aggiuntivo”, senza mai chiarire quale Sardegna, dove, perché.
È una tecnica ricorrente: usare l’isola come concetto astratto, non come luogo reale.
Le location principali: quando l’errore diventa sistemico
Secondo Repubblica, il film pulserebbe tra:
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Alghero
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Bosa
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Costa Paradiso
Una triade che non ha alcun fondamento produttivo nel film.
Qui non siamo di fronte a una svista, ma a una sovrapposizione narrativa:
si prendono luoghi cinematograficamente noti e li si incolla addosso a un film che non li usa, perché “stanno bene”.
È come attribuire una ricetta dell’Ogliastra alla Gallura “perché sempre Sardegna è”.
“Itinerari sulle tracce del film”: la mappa che non esiste
Questo è il cuore del problema.
Viene costruito un itinerario turistico immaginario:
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Alghero → Bosa → litoranea panoramica → Costa Paradiso
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con aggiunta di borghi “interni” come Sennori e Nulvi
Nulla di tutto questo è supportato da:
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piani di lavorazione
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riscontri visivi nel film
È un racconto “on the road” che il film non fa, ma che viene inserito perché rientra nello schema narrativo classico della Sardegna da percorrere.
Il cinema qui è usato come giustificazione editoriale, non come fonte.
Le “ambientazioni secondarie”: l’autenticità come parola vuota
Gallura, Anglona, campagne, comparse locali, luce dell’alba.
Un lessico che abbiamo letto decine di volte.
Il problema non è citare questi territori.
Il problema è attribuirli a un film senza alcuna verifica, trasformando l’autenticità in un aggettivo automatico.
Quando tutto è autentico, nulla lo è davvero.
Le vere ambientazioni: i luoghi reali del film, lontani dalla Sardegna “inventata”
Contrariamente a quanto riportato da Repubblica, La vita va così è stato girato in luoghi ben precisi e verificabili, scelti per ragioni narrative, non per costruire un itinerario turistico. Una delle ambientazioni più riconoscibili è Tuerredda (Teulada), che nel film viene citata come spiaggia di “Bellesa Manna”, un toponimo narrativo che non ha nulla a che vedere con Alghero, Bosa o la costa nord-occidentale dell’isola.
Accanto a Tuerredda, il film utilizza Cagliari e Pula per diverse sequenze, mantenendo una coerenza territoriale chiara nel Sud Sardegna. Infine, alcune scene sono state girate a Milano, rendendo ancora più evidente l’assenza di ambientazioni come Gallura, Anglona o Costa Paradiso citate impropriamente nell’articolo contestato.
La geografia del film, dunque, è limitata, leggibile e coerente: raccontarne un’altra significa sostituire il cinema con una narrazione comoda, ma falsa.
Un metodo che conosciamo bene (anche in cucina)
Per RICETTE DI SARDEGNA questo meccanismo è tristemente familiare.
Succede con i piatti:
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ricette spostate
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ingredienti adattati
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nomi usati a sproposito
Con il cinema accade la stessa cosa: si prende un’opera, la si “condisce” con luoghi riconoscibili, e la si serve a un pubblico che non conosce il territorio. Ma una cultura non funziona così. Né una cucina, né un’isola.
Conclusione: servirebbe meno fretta e più rispetto
La vita va così è un film di Riccardo Milani. Questo è vero. Tutto il resto, così come raccontato da Repubblica, non lo è.
La Sardegna non ha bisogno di essere corretta, ampliata o abbellita. Ha bisogno di essere raccontata come si racconta una ricetta vera: con precisione, fonti, conoscenza e rispetto.
Perché quando si sbagliano i luoghi, non è solo geografia: è identità.




