È tempo di dar la caccia agli asparagi
Articolo di Alessandra Addari
A noi sardi piace molto un particolare sport d’azione: la raccolta degli asparagi.
Questi steli furbetti, infatti, si nascondono pervicacemente tra i rovi e l’asparagina, trovarli crea una inaspettata gioia in chi nella macchia mediterranea si è inoltrato nella speranza di una vittoria sulla natura.
In Sardegna di questi tempi “andiamo a fare asparagi” ed è una corsa contro il tempo perché c’è sempre qualcuno più veloce di noi che ha già fatto il giro dei luoghi più giusti per la crescita di una semplice piantina selvatica che ha un sapore unico e inconfondibile.
L’asparago selvatico non si può nemmeno paragonare a quello coltivato. Sa di terra e di erba fresca, è amaro e rilascia la sua linfa al solo tocco. Ed è ancor più buono se mangiato appena colto, dopo una mattinata trascorsa a caccia, inchinati con lo sguardo basso che rovista tra i rovi. Pur di prendere quello più bello che si trova sempre al di là di una staccionata o in mezzo a un cespuglio spinoso siamo capaci di numeri che neanche al circo. Ci sporgiamo, allunghiamo le braccia, saltiamo fossi. La gioia di avere tra le mani quel grosso asparago è immensa e il nostro pensiero va immediatamente al piatto che andremo a preparare. Bolliti semplicemente e conditi con olio buono e sale, gli asparagi sono una delizia. Oppure semplicemente in padella, tagliata la parte più coriacea mescolati con due uova appena sbattute. Questa è la primavera in Sardegna.


Ottimo.