La cucina sarda come quella italiana pronta per il riconoscimento Unesco
Foto dell’Agriturismo Le Vigne Ducali di Mandas
Articolo di Alessandra Addari
Si attende la decisione dell’ Unesco sul possibile inserimento della della cucina italiana nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità, un premio che vale anche per tutta l’enogastronomia sarda
E’ ad inizio novembre del 2025 che la cucina italiana ha ricevuto il primo via libera verso l’iscrizione nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Un passaggio decisivo in vista della decisione finale del comitato intergovernativo che dovrà riunirsi a New Delhi tra l’8 e il 13 dicembre. Se la considerazione positiva venisse confermata, la cucina italiana sarebbe la prima al mondo a ottenere il prestigioso riconoscimento. La Sardegna con il suo patrimonio enogastronomico non avrebbe che giovamento da tale importante premio. E a sorridere saranno soprattutto i ristoratori che la cucina tipica la portano nei tavoli delle loro sale, dietro le quali c’è mestiere e sudore.
Lo ha sottolineato la Fipe Confcommercio Sud Sardegna capeggiata da Emanuele Frongia che associa la qualità della ristorazione all’economia turistica.
“La ristorazione – ha detto – continua a rappresentare una delle colonne portanti del turismo italiano e, in particolare, di quello sardo. I dati elaborati dai nostri centri studi evidenziano che il valore economico generato dai turisti stranieri nel comparto della ristorazione ha raggiunto 11,3 miliardi di euro, con una crescita del +16,7% rispetto al 2019”.
Un segnale chiaro: senza ristorazione non c’è turismo.
“Il cibo e l’esperienza gastronomica sono ormai diventati la seconda voce di spesa dei turisti, con un valore complessivo di 23 miliardi di euro. Ma, oltre al dato economico, la ristorazione è anche un valore immateriale: è la porta di accesso alla cultura, alle tradizioni e allo stile di vita italiani”.
In Sardegna secondo la Fipe Confcommercio che da tempo lavora per la valorizzazione delle produzioni sarde, la forza di questo binomio assume un significato ancora più profondo. Dalle coste alle zone interne, i ristoratori raccontano ogni giorno il territorio attraverso i piatti, promuovendo prodotti locali e identità. L’enogastronomia diventa così motore di sviluppo territoriale e ambasciatrice della qualità sarda nel mondo.
Emanuele Frongia però richiama tutte le istituzioni ad un lavoro corale senza pregiudizi o stereotipi:
“La ristorazione non è solo un servizio: è un’esperienza culturale che contribuisce in modo determinante alla percezione della Sardegna come destinazione autentica e accogliente. Oggi più che mai dobbiamo sostenere le imprese del settore, valorizzando la filiera agroalimentare locale e creando sinergie con il turismo. Investire nella qualità dell’offerta gastronomica significa investire nel futuro economico dell’Isola.
Per questo se da una parte la FIPE Confcommercio Sud Sardegna rinnova il proprio impegno al fianco delle imprese della ristorazione, convinta che cibo, territorio e ospitalità rappresentino il cuore pulsante di un turismo sostenibile e competitivo, chiede alle amministrazioni locali e alla Regione una programmazione più attenta e condivisa del turismo e dell’accoglienza.

