Mode e manie nel mondo del vino
A cura di Gilberto Arru
Il mondo del vino è sempre in fermento, non solo in questo periodo vendemmiale.
C’è sempre qualcuno che vuole lanciare una moda, riscoprendo, vere o false, tradizioni. Le enotendenze sono all’ordine del giorno e in 50 anni di attività nel mondo del vino ho assistito, ma non sempre condiviso, a tante evoluzioni; alcune anche curiose e interessanti; dai Sur lie alla barrique e poi ai trucioli, dal tappo a vite a quello sintetico, dal Bric al Bag in box, dal Vinuva a base di mosto stabilizzato e dolciastro al vino dealcolato (con prove non incoraggianti anche in Sardegna, qualche decennio fa), dai frizzanti sciacquabudella agli spumanti; dai rossi giovani ai novelli. Poi le mode dei vitigni internazionali che si sono diffusi a macchia d’olio in tutte le regioni; talvolta migliorando molti vini da vitigni autoctoni, anche se non previsti nel disciplinare di produzione. Ma è anche giusto ricordare che alcuni disciplinari prevedono l’utilizzo di questi vitigni con rispettiva denominazione. Poi aggiungiamo i vini “ruffiani” o “piacioni”, lavorati molto bene per renderli pieni, paciosi, grassi, morbidi, spesso di grande struttura e tenore alcolico importante. Però c’è il rischio, ed è già successo, dopo un accurato esame fisico-chimico, di non potersi fregiare della denominazione di origine per alcune componenti non conformi al disciplinare.
Il panorama vitivinicolo, negli ultimi decenni, ha visto nascere numerosi piccoli produttori, spesso aggregandosi e proponendo mode che, secondo me, creano ancora più confusione in un settore già abbastanza complesso. E come tutte le mode l’interesse tenderà a scemare; ma è anche vero che alcune volte ritornano. Come gli spumanti e i rosati, ai quali si aggiungono gli “orange” e gli ossidativi. Sicuramente faranno la felicità di un gruppo di appassionati, ma non condizioneranno il consumo del vino convenzionale; termine odiato dai loro seguaci. Ho avuto modo di assaggiare molti di questi vini “contadini”, “naturali, “vini veri”, ecc. e alcuni, pochi, mi hanno impressionato positivamente; ma spacciare un vino “difettoso” per un vino che, secondo loro, “.. ha un suo perché” è dura da accettare. Il vino deve piacere, deve essere godibile gustandolo, oltre appagare anche i sensi della vista e dell’olfatto. Non mi incantano più le storie, vere o quasi o perfino finte. I vini, come tanti altri prodotti, bisogna saperli raccontare con storie vere e credibili. Comunque, tutti hanno diritto di esistere e li rispetto, ma lo ribadisco non sempre li condivido, e non è una novità. Nessuno ha il potere o il diritto di fermare il progresso e/o l’evoluzione di un prodotto come il vino; per fortuna siamo ancora in democrazia e ognuno è libero di fare quello che ritiene giusto e i consumatori di farsi condizionare nelle scelte; è sempre stato così; ma merita altrettanto rispetto e libertà di espressione chi la pensa diversamente.

