Niu: la tradizione rivisitata, in un chiostro francescano
Dai crudi di mare ai culurgiones, il ristorante del Corso incanta sia per il cibo che per la location
Tutto inizia con lo sguardo: può vagare, in basso o in alto, e trovare due bellezze diverse, che insieme rendono l’esperienza indimenticabile. Perché in basso, sul tavolo, ci sono piatti ricchi di colore, presentati con cura, e in alto, sul soffitto, ci sono le ampie volte di un chiostro francescano del XIII secolo. È Niu, il ristorante che nel Corso Vittorio Emanuele propone una cucina tradizionale, ma rivisitata in chiave moderna. Inaugurato nel 2016, deve il nome a “su niu”, il nido: così il proprietario, Giuseppe Atzeri, chiamava la cantina del ristorante dove tutto ebbe origine.
Niu, infatti, nasce dalla tradizione di un altro ristorante: Sa Festa di Casa Atzeri, una casa campidanese di Maracalagonis che dal lontano 1958, sotto la guida del padre di Giuseppe, Vincenzo, abbina il buon cibo all’artigianato, alla musica, alla danza e alla cultura. Qui si producono due vini che richiamano il nome del nuovo locale: il Cannoniu e il Niuragus. Meta molto frequentata e apprezzata anche dai croceristi, Casa Atzeri due anni fa ha deciso di raddoppiare, lanciando Niu nel centro storico di Cagliari, in un luogo – il chiostro di San Francesco di Stampace – che nei prossimi mesi ospiterà un museo.

Il ricercato menù di Niu, pur variando a seconda delle stagioni, ha due punti irrinunciabili: i crudi di mare e la pasta fresca. Per sentire il profumo dell’estate si può iniziare con una tartare di tonno rosso con brunoise di zucchine, carote, ananas e melone, citronette al limone e maionese al lime fatta con l’acqua di cottura del polpo. Un incontro fra pesce, frutta e verdura che ritroviamo nella ceviche di ombrina di Calasetta marinata in salsa di soia, dove la stessa brunoise, accompagnata da un’insalata di finocchio, smorza il gusto deciso del pesce crudo e il piccante dell’olio al peperoncino. Una ricetta peruviana, come sottolinea lo chef Massimiliano Cocco: chi ha detto che il crudo è solo sushi?
Dalle influenze sudamericane si torna in Sardegna, e precisamente nel golfo di Villasimius, con una frittura di gamberi e calamari, asciutta e croccante. L’ideale, con il vino scelto: un vermentino Audarya delle omonime cantine di Serdiana, fresco e fruttato, con la sua curiosa bottiglia che ritrae il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie. E le meraviglie continuano ad arrivare nel piatto, sotto forma di un tentacolo di polpo in doppia cottura (prima al vapore e poi scottato in padella), su crema di rapa rossa e bietola croccante. Un abbinamento inusuale, quello fra polpo e barbabietola, ma azzeccato.
Non si può lasciare Niu senza assaggiare i culurgiones (o meglio culixionis, come recita il menù): ovviamente fatti a mano a Maracalagonis, sono circa la metà, come dimensione, rispetto a quelli classici ogliastrini. Ma il ripieno non è di patate, pecorino e menta: serviti in un guazzetto di frutti di mare, sotto la pasta allo zafferano celano un ripieno di orata. Inutile nasconderlo: saresti tentato anche da quelli verdi, con la pasta alla clorofilla, ripieni di verdure, e da quelli al nero di seppia, ripieni di aragosta, in guazzetto bianco…
Ma sarà per la prossima volta: oggi proviamo una gustosa fregula con cozze, arselle e gamberi, seguita da un semifreddo al gateau di mandorle e zabaione al moscato. Lo staff – gentilissimo, attento e soprattutto sorridente – suggerisce di accompagnare il dessert con un passito. La cantina offre per il 90% vini sardi, dal Cannonau al Carignano, dal Cagnulari al Bovale, oltre ai grandi classici nazionali come il Barolo o l’Amarone. Niu, oltre che per una cena rilassante, con una discreta musica di sottofondo, è l’ideale anche per un aperitivo: nel suo american bar dalle luci soffuse è possibile gustare originali cocktail, tutti preparati con ingredienti freschi, dagli estratti agli sciroppi e alle spremute. Dopo il primo sorso, alzate lo sguardo: quelle volte gotiche-aragonesi raccontano 800 anni di storia.
DELICATISSIMO!
Una rubrica di Francesco Fuggetta

